Tutto in 90 minuti. In Bosnia l’Italia si gioca la qualificazione al prossimo Mondiale dopo due edizioni in cui è stata assente. Ma in palio a Zenica c’è anche molto di più.
In gioco c’è tutto: la qualificazione al Mondiale, tornare a essere protagonisti anche gli occhi degli altri e soprattutto la credibilità del calcio italiano. La pressione è enorme, la percentuale di errori praticamente pari allo zero. La Bosnia va rispettata, come è giusto che sia. Non è una dimostrazione di debolezza ma semplicemente di grande, grandissima maturità.
Così come l’essere consapevoli del momento e ingegnarsi di conseguenza. L’Italia si ricostruisce adesso, non c’è domani. Bisogna farlo in un luogo fra i meno cool d’Europa. meglio così. Zenica, 70 km da Sarajevo, la capitale. Città dell’acciaio e di sostanza, lo stadio dice tanto. Anzi, tutto. Cemento vivo, consumato dagli anni. Ruggine ai cancelli, gradoni vissuti. Freddo, neve, una nazione intera che spinge ed è pronta a far sentire il suo peso.
In un ambiente così o ti adatti o ti adatti, altre soluzioni non esistono. Per tornare a riveder le stelle bisogna sapersi sporcare, e rinascere calcisticamente dalla polvere probabilmente è nel destino di questa Italia. Anche Gennaro Gattuso viene da lì. Dal basso. Ci ha costruito una carriera sulla voglia di arrivare pur partendo molto indietro e senza l’appoggio di niente e di nessuno. Le qualità morali hanno fatto la differenza, con quelle è riuscito a vincere tutto da calciatore e un Mondiale con l’Italia.
Altri tempi, altre generazioni. A questa di generazione avere un Gattuso come CT è una benedizione. L’uomo giusto, al posto giusto nel momento giusto. Poi conterà come sempre il risultato, ma a questo giro c’è tanta fiducia.