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Calcio

CAOS ARBITRI, PROSEGUE L’INCHIESTA

Prosegue l’inchiesta nel mondo arbitrale. L’ex designatore Gianluca Rocchi ha deciso di non presentarsi in procura giovedì 30 aprile. Ma ci sono anche altri lati oscuri.

Come in una partita. Ci sono momenti in cui si può proporre la propria idea di gioco e altri in cui bisogna pensare esclusivamente a difendersi. E in questo momento per Gianluca Rocchi l’unica via è quella di fare muro. Indagato per frode sportiva, il designatore degli arbitri che nei giorni scorsi aveva rassegnato le proprie dimissioni ha deciso insieme al suo legale Antonio D’Avirro di non presentarsi giovedì 30 aprile in Procura a Milano.

Palla direttamente in tribuna, in attesa di studiare tutte le contromosse una volta preso conoscenza del fascicolo relativo alle indagini preliminari. L’accusa resta pesante, così come pesanti sono le ripercussioni a livello d’immagine. Per Rocchi, per tutti gli altri suoi colleghi indagati e per un associazione come quella degli arbitri che sta vivendo una della fasi più basse della propria storia. Fra scandali, giudizi gonfiati, favoritismi e lotte intestine, la credibilità è ai minimi storici. In un quadro imbarazzante ci incastona anche la battaglia legale che sta portando avanti il presidente dell’AIA stessa Antonio Zappi, inibito per 13 mesi lo scorso gennaio.

Il motivo è il solito: spinte per portare avanti profili graditi al sistema e rimuovere chi, al contrario, non ne fa parte. Nelle prossime il collegio di garanzia del Coni prenderà una decisione dopo l’udienza con lo stesso Zappi. A proposito del Coni: anche il presidente Luciano Buonfiglio se la gioca a difesa schierata.

Per chi chiede il commissariamento della FIGC risponde che questo concetto da quelle parti non passa. I presupposti non ci sono. Catenaccio all’italiano e poi, forse, contropiede.

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