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Calcio

INTER, LO SCUDETTO DELLA RINASCITA

Fabrizio Andrea Bertani/Shutterstock.com

Ci sarebbero una marea di modi per definire lo scudetto dell’Inter, forse è meglio ripartire da una parola, quella che più di tutte ha caratterizzato la stagione nerazzurra: rinascita. Allenatore nuovo, squadra ancora scottata dopo le delusioni di maggio 2025.

Un’annata che doveva essere di transizione, che doveva servire per gettare le fondamenta in vista del futuro. E invece, quasi a sorpresa, visti i nomi dei rivali sulle panchine delle dirette concorrenti, Chivu diventa il quinto allenatore della storia nerazzurra a vincere la serie A al primo anno da allenatore, l’ultimo prima di lui era stato José Mourinho. Cerchio che si chiude: Parma che lo aveva introdotto nel mondo dei grandi come allenatore poco più di un anno fa, Parma che gli consente, vittoria agevole 2-0, di saltare per qualche istante sotto la curva nord prendendosi cori e applausi prima di infilarsi, come aveva fatto Mou, negli spogliatoi per lasciare spazio ai suoi ragazzi.

E allora per celebrare il trionfo nerazzurro, partire dall’allenatore sembra quasi un dovere. Al suo arrivo l’estate scorsa ha trovato un gruppo con il morale a terra, ha esposto il cartello “Lavori in corso” sul cancello di Appiano Gentile e ha iniziato una lunga seduta psicologica con i giocatori, obiettivo recuperare consapevolezze. Chivu ha portato avanti quanto fatto dal suo predecessore Simone Inzaghi aggiungendo il fattore verticalità, poi rivelatosi chiave, e alternando partita dopo partita le risorse a disposizione, dimostrando di non amare la definizione di riserve e titolari.

Titolo arrivato con tre turni d’anticipo, 82 punti fatti come 82 i gol segnati, migliore attacco, già sette in più rispetto a quelli fatti in serie A nella stagione del Triplete. Forse il più convinto che già quest’anno potesse essere annata di successi è stato Lautaro Martinez. La stagione non è ancora finita, ma nonostante gli infortuni, a una manciata di giornate dal termine del campionato il suo nome è in cima alla lista dei capocannonieri. Merito suo, ovvio, ma anche di chi gli ha fornito una valanga di cross: lato sinistro del campo, instancabile Federico Dimarco, 18 assist e 6 gol nella stagione corrente, con la definizione di esterno tra i più forti d’Europa che a questo punto non può che calzargli a pennello. è stato lo scudetto di Marcus Thuram, tornato incredibilmente concreto soprattutto nella seconda parte di campionato. Tikus, ora più che mai, a suon di sorrisi sembra aver conquistato la definizione di grande uomo squadra.

Tutti i complimenti del caso alla ThuLa, certo, menzione particolare però anche per Pio Esposito, “l’uomo di Chivu”, già suo giocatore in Primavera all’Inter e quest’anno definitivamente esploso, simbolo e futuro nerazzurro. Applausi per il motorino Nicolò Barella, per le geometrie e i capolavori di Calhanoglu, per Zielinski, che con Chivu è tornato ai livelli di Napoli, per Sucic, Akanji e, perché no, anche Luis Henrique, ambientatosi alla grande al contesto nerazzurro al primo anno a Milano. Il brasiliano nello specifico ha faticato leggermente di più, ma si sa, sostituire un top come Dumfries è tutt’altro che semplice. A lungo infortunato anche l’olandese, ma quando a disposizione Denzel ha sempre convinto, vedi la doppietta a Como.

Scudetto di Acerbi, Bisseck, Mkhitaryan e di Alessandro Bastoni, il cui futuro rimane un rebus complice una situazione delicata soprattutto fuori dal campo. Di giocatori potremmo citarne ancora, ma forse è meglio chiudere con un plauso alla società, che ha tirato dritto seguendo le proprie idee anche quando tifosi e addetti ai lavori sembravano storcere il naso, vedi la scelta Chivu, e soprattutto ai tifosi, che nonostante le delusioni della scorsa stagione non hanno mai fatto mancare supporto e sostegno, regalando al mondo Inter e a San Siro una serata come questa.

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