Un incredibile, inaspettato e non meno drammatico déjà-vu. A dieci anni esatti dalla seconda squalifica, alla vigilia dei Giochi di Rio de Janeiro, e a poco meno di quattordici dalla prima, ad agosto 2012, per Alex Schwazer si riapre l’incubo peggiore.
L’Agenzia Antidoping tedesca, la NADA, lo ha sospeso in via preventiva: il quarantunenne di Vipiteno è risultato positivo all’Epo durante un controllo lo scorso 26 aprile a Francoforte, subito dopo aver siglato il nuovo record italiano nella maratona di marcia.
La sostanza è la stessa dei due precedenti, ma questa volta, dopo anni di feroci battaglie legali per dimostrare un complotto ai suoi danni, Schwazer decide di alzare bandiera bianca.
“Sono innocente, ma non mi difenderò più. Non ho più la forza” – ha dichiarato visibilmente provato in conferenza stampa. Schwazer rinuncerà, pertanto, alle vie legali se non verrà analizzato un terzo campione isolato dal suo staff.
Un epilogo amarissimo che chiude, on buona probabilità e nel modo più doloroso, la parabola di uno degli atleti potenzialmente più talentuosi, ma decisamente più discussi, dello sport italiano.