È ancora presto per razionalizzarla definitivamente, ma la favola di Andrea Kimi Antonelli è tutto fuorché un’illusione.
Nove vittorie e sedici podi complessivi su diciannove gare disputate, il pilota più forte ma anche il più regolare dell’intero campionato, oltre che il più giovane in assoluto, e per distacco, a conquistare il Mondiale. Terzo italiano a riuscirci e unico a farlo al volante di un’auto straniera, quarto pilota dopo Fangio, Jacques Villeneuve ed Hamilton a vincere il titolo al secondo anno in Formula 1. Kimi è un precoce predestinato affamato di vittoria, ma dalla semplicità sorprendente.
Nel 2019, ad appena dodici anni, Mercedes lo adotta inserendolo nel suo programma giovani. Da allora l’ascesa è stata continua, sotto lo sguardo di papa Marco e l’ala di Toto Wollf. Due titoli europei nei kart, una Formula 4 vinta nel 2022 ed una Formula Regional dominata nel ’23, prima del doppio salto Formula 2 nel ’24 e Formula 1 dallo scorso anno.
Qualcuno lo accusò di aver bruciato le tappe, ma quando si toglie il velo su un talento del genere come puoi rallentarne l’esplosione?
Quella fretta ci ha consegnato l’unico avversario al mondo che Verstappen ed Hamilton hanno l’umiltà, da sconfitti, di portare in trionfo. Quella fretta ci ha regalato Andrea Kimi Antonelli. Il ragazzo che tutti aspettavamo ma che nessuno, probabilmente, credeva potesse esistere per davvero.