Da Shanghai ad Indian Wells, la nostra ultima domenica, e non solo da una prospettiva totalmente sportiva, è la chiave d’accesso ad un futuro prossimo da sfogliare con cautela e senza correre il rischio di soffrire di vertigini.
Jannik e Kimi, volti puliti, vincenti e consapevoli di un’Italia ormai definitivamente in grado di sfidare il Mondo.
Ad Indian Wells, Sinner è tornato quel teorema agonistico perfetto, capace di coniugare una martellante profondità di colpi ad una fenomenale lucidità mentale. Venticinquesimo titolo in carriera, Jannik diventa il terzo giocatore di sempre, dopo Djokovic e Federer, ma in assoluto il più giovane dei tre a riuscirci, a mettere in bacheca tutti i più importanti tornei sul cemento. Una predisposizione tecnica dai contorni straordinari e che rilancia la rincorsa alla prima posizione mondiale di Alcaraz, visto che lo spagnolo qualche punticino in California lo ha perso e Sinner, al contrario, non pochi ne ha guadagnati.
Più che di punti si parla di percezioni in Formula 1 e per Kimi Antonelli. Il primo italiano vent’anni dopo Giancarlo Fisichella a salire sul gradino più alto del podio, il primo e unico 53 anni dopo Alberto Ascari a chiudere il week end perfetto con vittoria, giro veloce e pole position. Antonelli ha tra le mani una Mercedes che, oggi, sembra fare un altro sport rispetto a tutti e nonostante una Ferrari competitiva, ha l’entusiasmo e il coraggio dei suoi diciannove anni e un team che lo protegge.
Sta imparando a sognare e convivere con il suo talento, disposto a scommettere in qualcosa di enorme e noi, da domenica, insieme a lui.