L’idea di trovarci davanti a qualcosa di mai visto prima, almeno da una prospettiva italiana, è ormai una certezza, ma pensare di poter confinare la valutazione su Jannik Sinner al solo universo tennistico sarebbe, tuttavia, un errore. Sinner è già, e a pieno titolo, uno dei migliori sportivi di sempre nella storia del nostro Paese.
Non serviva vincere Roma per misurare la circonferenza esatta di quello che sta disegnando, di certo però il Foro Italico tornato ai piedi di un italiano cinquant’anni dopo Adriano Panatta ha cristallizzato, definitivamente, una presa di coscienza: l’Italia tifa Sinner, perché si è abituata a farlo e perché, forse, ha iniziato a capire di averne anche bisogno.
Numero 1 per distacco e con il terzo miglior punteggio nella storia ATP, ventinove titoli in bacheca, secondo tennista di sempre e più giovane in assoluto a completare il Golden Masters, vincendo tutti e nove i tornei 1000 in calendario. Primo uomo, dopo Rafa Nadal, a conquistare nello stesso anno Montecarlo, Madrid e Roma, i tre tabelloni più importanti, Roland Garros a parte, della terra rossa.
La terra rossa, la superficie dove sembrava accusare il gap maggiore e che invece, negli ultimi mesi, è diventata uno splendido teatro dove collezionare prodezze.
Volerà a Parigi con l’obiettivo di vincere l’unico Slam che gli manca. Volerà a Parigi portando nel bagaglio, ancora una volta, le nostre ambizioni. L’Italia tifa Jannik Sinner, perché Sinner ha saputo conquistarla e perché domani, tutti, avremo il privilegio di poterlo raccontare.