Finalmente Hamilton, finalmente quello che tutti i ferraristi aspettavano e forse meritavano, per l’entusiasmo incondizionato con il quale hanno accolto e avvolto, un anno e mezzo fa, l’arrivo del pilota inglese. Mettendo da parte, tuttavia, la sbornia di passione, giusto e non meno doveroso capire se quanto esploso a Barcellona potrà avere una profondità concreta.
La risposta è che vale la pena perlomeno scommetterci. Perché la vittoria al Montmelò è la definizione di una crescita tangibile. Tre gare consecutive perlomeno a podio, che fanno quattro complessive su sette totali aggiungendo il terzo posto in Cina, e da inizio anno l’inglese non ha mai piazzato la sua SF-26 oltre la settima posizione.
Quarantuno punti di ritardo non sono pochi, ma mancano ancora 15 gare e tre Sprint Race, e soprattutto se a Maranello non affidassero le speranze di rimonta nelle mani del pilota più vincente di sempre, allora, diteci voi, con chi varrebbe la pena farlo?
Inoltre, quanto visto in Catalunya e le difficoltà di Russell a Montecarlo confermano che la Mercedes non è più quell’oggetto irraggiungibile delle prime uscite.
Ultimo tassello, ma non relativo, le gerarchie interne. Vasseur e i suoi dovranno perfezionare una scelta: se Lewis ha davvero i mezzi per riaprire questo campionato, dovranno chiedere a Leclerc, fresco di rinnovo, di accomodarsi nel ruolo di seconda guida.
Forse questo, oggi, l’enigma più grande da sciogliere.